In questa sezione raccogliamo le cronache e i racconti più significativi firmati da Cesare Mozzone…”
“Lo sport della pallapugno è il più classico degli sport” firmato Giosuè Carducci.
La scritta primeggia sullo sferisterio Mermet di Alba, il Maracanà dei campi di gioco.
Il balon, come viene definito oggi, è lo sport per eccellenza dei nostri territori.
La Langa è la sua culla, fa parte del DNA dei langhet che hanno condiviso e amato questo bellissimo gioco di squadra.
Fin da bambino, complice mio padre, assiduo tifoso, frequentavo gli sferisteri dove, in mitiche partite si sfidavano il re Bertola e il suo rivale di sempre Berruti, riempiendo gli spalti, coinvolgendo migliaia di spettatori che si spelavano le mani per acclamare le eroiche gesta dei due campioni.
Ho avuto la fortuna di essere invitato a casa di Giorgio Vacchetto, il padre dei tre campioni che stanno dominando da anni in lungo e in largo gli incontri del Piemonte e Ponente Ligure.
Chiedo a Giorgio il segreto per forgiare questi atleti, a farli diventare così forti, quasi imbattibili.
Lui, sornione, mi risponde con naturalezza di non aver fatto niente di particolare per insegnare loro la bellezza di questo sport e farli appassionare, semplicemente, ha iniziato a portarli con sé nei vari campi che ha solcato nella sua lunghissima attività agonistica di giocatore e direttore tecnico di varie società pallonistiche.
Giorgio oltre ad essere un ottimo giocatore, si è sempre dedicato al vivaio dei giovani, ha preso per mano i suoi figli e, a poco a poco, gli ha insegnato la bellezza di questo sport e li ha fatti crescere e appassionare.
Poi è intervenuto il talento e la voglia di migliorarsi continuamente, gli assidui allenamenti hanno fatto diventare Massimo, il primogenito, uno dei più forti e completi giocatori della storia del balon.
Con 8 scudetti vinti, coppe italia, e innumerevoli trofei conquistati è secondo solo a Bertola, eguagliando il mitico Manzo, egli incarna il Sinner della pallapugno.
Le sue doti straordinarie, come la battuta, il ricaccio, la visione di gioco, sono gesta epiche che io definirei Patrimonio Immateriale dell’Unesco.
Giocate impossibili, colpi da settanta metri e oltre, precisi e potenti, sfidano la legge di gravità, esaltando gli spettatori, entusiasti di godere di questo spettacolo esaltante e unico.
Sono oltre due anni che i fratelli Vacchetto, Massimo e il secondogenito Paolo, monopolizzano il campionato, i primi due, giocando la finale del campionato italiano.
Partite tiratissime, combattute sportivamente con il massimo impegno di entrambi e delle loro squadre, hanno divertito i tifosi accorsi da tutta la Langa e dintorni ad applaudire i loro beniamini.
Chiedo a Giorgio che tipo di emozione ha provato a vedere i figli scontrarsi lealmente per la conquista dello scudetto.
Lui, sorride pensieroso, i suoi occhi si illuminano di una leggera emozione, poi mi confessa che è stato felice che abbiano vinto un titolo a testa, poiché ambedue lo avevano ampiamente meritato per tutta la stagione dominata.
Lo sport della pallapugno è una droga, ti prende e crea dipendenza e il bisogno di ritornare.
Lo sferisterio è il tempio di questo sport, ti fa incontrare tanti tifosi appassionati di ceti sociali più disparati che calano la maschera e diventano amici nello spartire emozioni e sostenere i loro campioni.
Il tifo è sempre corretto, i tifosi si limitano ad applaudire ed acclamare i colpi eccezionali dei giocatori che fanno viaggiare la palla di 190 grammi per tutto il campo, sfidando la forza di gravità.
Solo una minuta fasciatura di fasce, cordini, un pezzo di cuoio, avvolto da un giro di gomma, protegge il pugno di questi atleti che si fronteggiano per ore, cimentandosi in battaglie interminabili.
Chiedo a Giorgio se ritiene che l’area di questo sport debba essere allargata e promozionata in altre zone del Piemonte, lui asserisce che la pallapugno è autoctona, quindi è giusto che rimanga circoscritta dove è nata, rappresenta la storia della Langa povera, tempi della malora fenogliana, riscatto della povera gente che hanno reso questa terra conosciuta in tutto il mondo.
Tuttavia, Giorgio mi parla del suo interessamento tramite la federazione FIPAP degli sport sferici a collaborare con federazioni di altri Paesi. Risultato, organizzare incontri internazionali con altri atleti in partite in cui si fondono varie specialità, rendendole fruibili in tutto il panorama mondiale.
Sottolinea che prossimamente, nel mese di aprile 2026, in Argentina a Mendoza, si terrà il mondiale degli sport sferistici e lui sarà il commissario tecnico della nazionale italiana.
Il suo sogno sarebbe, un giorno futuro, vedere questo sport sferistico approdare alle vere olimpiadi mondiali.
La nostra intervista si dilunga ancora sul gioco della pantalera, sorella minore del balon, giocata nei cortili e nelle piazze di Langa, dei numerosi aneddoti che mi racconta divertito, quando coi suoi figli ha giocato nei numerosi tornei dei dintorni.
Il tempo è tiranno, vorrei ancora stare in compagnia di Giorgio e sentirlo raccontare delle sue gesta con la modestia che lo contraddistingue.
Nei suoi occhi leggo la passione, le soddisfazioni di un uomo realizzato che ha dedicato la vita per praticare e promuovere questo magnifico sport.
E pensare che, da bambino, la prima volta che lo ha praticato, ha ammesso che quello non sarebbe mai stato il suo sport futuro!
Mi congedo da lui ottenendo la promessa della sua disponibilità nell’accompagnarmi nelle scuole dei dintorni a promuovere questo sport e far conoscere ai giovanissimi studenti il fascino e la bellezza di un gioco che ha accompagnato la storia della Langa nei secoli.

